Forse non ce ne sono mai troppi. Forse non sono poi tutti uguali. Troppe pretese, troppo ambizioso il progetto. Meglio approfittare delle poche pause dal lavoro per riposarsi.
Però, si sa, ognuno si riposa a modo suo e, fintantoché non si fa del male agli altri, tutto è lecito: anche scrivere un altro blog di poesie.
Che poi tanto velleitario non è. Non è la volontà di avere un blog, un altro, di cui farei/faremmo volentieri a meno. Preferiremmo non volerlo. Ma non si può sopprimere la voglia di scrivere.
Che poi voglia non è. Non è solo un bisogno, una liberazione. È un modo di comunicare: col presente (i lettori), col passato (gli Autori) e con me stesso. E quindi è un modo per confrontarsi.
Perché allora "Le città vivibili"? Perché mi pare che l'unico modo per comunicare, per confrontarsi, sia condividere; e non si può condividere tenendo per sé quel che si vuole dire.
Perché proprio "Le città vivibili"? Sono passati diversi anni da quando Calvino pubblicò le Città invisibili, la raccolta di brevi racconti (se non è riduttivo definirli tali) con cui lo scrittore raccontava, rappresentava, sotto forma di narrazione fantastica di Marco Polo a Kublai Khan, le città multiformi e favolose del suo impero. Ogni città raccontava, rappresentava a sua volta un sentimento, uno stato d'animo, una vittoria, un fallimento, un'età, un'aspettativa: una sfumatura della condizione umana. La grande scala di gusci di chiocciola che sente il trascorrere del tempo, il ricordo del suono dei viali affollati, le cupole d'oro dismesse: il sentimento del tempo, la memoria, la vanità, la giovinezza, la nostalgia.
E se quelle città che simboleggiavano qualcosa erano invisibili, inesistenti, o esistenti in un determinato modo solo per chi le aveva vissute e, quindi, esistenti in migliaia di modi diversi (per ciascuno)...quelle a cui penso - che non sono poi molto differenti - sono vivibili: cioè sono possibili, ma multiformi, hanno molti significati...Sono tutte quelle immaginabili.
Ogni esperienza personale o collettiva, storica o limitata, permette di viverle e di descriverle sotto diverse sfaccettature.
Proprio le "Città vivibili", dunque, perché se dovessi, costretto sotto tortura, sputare in faccia al mio carnefice una definizione di poesia, direi che quella, la vecchia Musa, è cercare, raccontare i diversi significati possibili delle cose; è trovare, scoprire nelle cose mille valenze, mille angolature e significati, lasciando che esse simboleggino, rappresentino, raccontino qualcos'altro.
S.R.
Sono il primo a commentare. Bene, direi molto bene. Bene perché il mio primo commento è di buon auspicio. E soprattutto, bene perché ti è tornata l'ispirazione, o quantomeno il desiderio di essere ispirato.E di ispirare..attendo il resoconto del tuo tour (e intanto sogno il nuovo grattacielo di PortaNuova, a proposito di città vivibili) :P
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