Pensò a tutti i pesci che aveva lasciato nel mare. I pesci abbandonati nel mare, che volevano scappare dal mare.
Nessuno di loro avrebbe passato sera. Nessuno sarebbe sopravvissuto.
Il mare li avrà inghiottiti ormai, riversandoci sopra tutte le onde del mondo.
Sepolti. Scappare volevano dal mare che più non li sfamava; e per mare cercavano la fuga: ma il mare, ora, era diventato una tomba.
Aveva lasciato il padre anziano che non più reggevano le sue spalle - ora ricordava quel senso asfittico, quella sensazione di peso insopportabile che sentiva poco prima, come un masso che lo schiacciava, il peso insopportabile dell'aria che gli spalancava i polmoni: non era escrescenza della mente, ma memoria.
Si era sentito annegare mettendo piede sulla terraferma.
Lasciava le uova deposte, le uova che avrebbe depositato sul fondo un giorno e non depositato mai più; il mare, le onde, gli atomi di idrogeno, l'ossigeno, il cloruro di sodio, le montagne di sabbia e corallo, quelle viste, quelle presenti, quelle che avrebbe vissuto certamente un giorno e che ora, venuto alla terra, non avrebbe più visto, o mai visto. Un senso di nostalgia lo prese per il suo mare.
Duro è passare a nuova vita. Non si resiste con animo leggero. Ma quando di vita si tratta - nuova, vecchia, infangata, pulita - poco importa: il senso che lo spinse - che li spinse - fuggire il mare - la lama di coltello scintillante che li avrebbe passati uno a uno, l'ossigeno che mancava - vale ogni rinuncia.
Vale ogni rinuncia? Una terra arida, una terra, la terra li aspettava.
Scegliere non si poteva. Se scegliere si potesse - inconsapevole pensava - resteremmo.
Nulla vale più del mare, del mare-vita, del mare-casa, del mare-tomba.
Ora si sentiva tradito. Non più il peso sul suo dorso, non più la nostalgia: andare, lasciare, vedere, vivere - vivere in un certo modo - non era un gioco - non erano parole: nulla ha a che fare tutto questo con la poesia.
Le lische disossate dal mare, amico-nemico, casa-lapide, che da un giorno all'altro si era volto in lager, che s'era fatto troppo piccolo e troppo affollato, che li aveva gettati nel mondo per poi gettarli fuori, d'improvviso, con la forza.
Dalla culla alla tomba: my beginning is my end.
Questa è la sorte di quelli che fuggono.
(Questa è la sorte di chi migra. Ma non siamo noi pesci i migratori delle correnti, gli scalatori delle burrasche?).
(Questa è la sorte di chi migra. Ma non siamo noi pesci i migratori delle correnti, gli scalatori delle burrasche?).
S.R.