lunedì 8 febbraio 2016

Il Primo Uomo, parte II

E si chiese: "A che tante facelle?".
Ma poi udì il richiamo della fame e volle - fortissimamente volle - con lo stomaco, più che con la testa volle - placare in un boccone la sua fame.
Sapeva che, per qualche strana ragione, l'aria che gli entrava fredda nelle narici e pian piano si riscaldava del suo fiato caldo-umido fino a gonfiargli le costole come uno scorfano davanti al predatore, quell'aria - appunto - non avrebbe più accettato di buon grado l'acqua scorrergli nei bronchi. Andò a tentoni verso la roccia che scorgeva davanti all'acqua salata di mare, trascinandosi con fatica infinita in quella sabbia mobile volatile scorrevole vischiosa. Roccia e sabbia erano stessa cosa; camminava su smeriglio di pietra compatta, ormai scivolosa e distrutta come vetro che precipita e si schianta e si frantuma in atomi.
Il vento, l'onda di tanto sono capaci. Subito dopo i morsi della fame avrebbe dovuto pensare a trovare un riparo. Riparo dall'aria che lo animava, dall'acqua che lo cullava e sfamava se non avesse voluto far la fine della roccia.
Allora cercò di allontanarsi dall'una e dall'altra, ma senza successo. Prese in mano un granello d'aria, scrutò un anelito di acqua e pensò: "Questo mi è utile".

S.R.

Nessun commento:

Posta un commento